Città di Agropoli

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Inchiesta acquisto Castello di Agropoli: arriva l’archiviazione

Su richiesta della Procura della Repubblica, il Giudice per l’Udienza Preliminare presso il Tribunale di Vallo della Lucania ha disposto l’archiviazione del procedimento relativo all’acquisto del castello di Agropoli.

L’inchiesta, partita nel 2009, aveva visto coinvolte 23 persone, indagate con l’accusa di concorso in abuso di ufficio, tra cui il sindaco Franco Alfieri, consiglieri e assessori comunali, funzionari comunali e il presidente della Agropoli Stu.

«Dopo quasi cinque anni è stata fatta chiarezza anche su questo caso – il commento del sindaco Franco Alfieri - E’ stato accertato che nessun reato è stato commesso per l’acquisto del Castello. Abbiamo sempre avuto completa fiducia nel lavoro della Magistratura che oggi ha messo un punto fermo sulla vicenda, escludendo qualsiasi illegittimità ed illegalità alla base degli atti che sono stati posti in essere per riportare al patrimonio pubblico un bene di inestimabile valore storico e culturale.

Abbiamo affrontato questi anni con la forza, la determinazione e la serenità di chi ha sempre operato nell’esclusivo interesse generale. Con pazienza, coraggio e tenacia abbiamo aspettato questo giorno, superando anche momenti difficili. E' stato smontato, dunque, un altro tassello utilizzato, con immensa malafede, per creare un'immagine distorta dell'intera comunità.

Nessuna ombra accompagnerà coloro che, ingiustamente, sono stati coinvolti. Persone oneste e perbene che per tanto tempo sono state date in pasto alla gogna mediatica, creata ed alimentata dai soliti noti che senza scrupolo hanno utilizzato questi fatti per screditare e gettare fango. Su questa storia la città di Agropoli ha avuto, involontariamente, una negativa ribalta nazionale, che ingigantito notizie apparse su giornaletti locali. Inoltre, pseudo parlamentari, oggi fortunatamente caduti nel dimenticatoio, hanno cavalcato il caso rendendosi autori addirittura di interrogazioni parlamentari: adesso saranno costretti, se hanno una coscienza, a ricredersi clamorosamente e, chissà, a chiedere scusa.

Con la decisione del Giudice per l’Udienza Preliminare di archiviare completamente l'inchiesta, oltre a dare giustizia a tutti noi, si riconosce la verità dei fatti: quella della legge e non delle insinuazioni e dei sospetti, quella oggettiva e non della calunnia, quella di tanti che hanno posto quotidianamente il proprio impegno per la collettività e non di coloro, pochi fortunatamente, che speravano soltanto nella sventura e disgrazia altrui».